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Sarditudine Sorellanza di pensieri
POLITICA
30 aprile 2008
Sa die 'e sa Sardigna: Il giorno dei "vecchi difetti"
 

È inutile che me lo nasconda, la solennità con cui ieri 28 aprile è stata celebrata
Sa die e sa Sardigna (Il giorno della Sardegna) è stata per me un vero attentato coronarico.
Un pericoloso e doloroso cocktail di commozione e irritazione.
Cose difficili da spiegare agli italiani.
Forse più comprensibile ad altri di piccole Nazioni, ma non ci giurerei.
Da quando sono nata, e non sono nata proprio ieri, è la prima volta che sento parlare nella nostra lingua un Presidente di quella grande istituzione che da 60 anni vanta filosofie e politiche di autonomia e indipendenza politica e intellettuale.
Si, parlo di Lei, la Regione Autonoma della Sardegna.

Il primo nella storia dell’Autonomia è stato lui: il Presidente Renato Soru, 28 aprili 2008.
Mister Tiscali, come viene ancora chiamato da molti, si è espresso in sardo, nella sua variante campidanese, con un ammirevole e particolare orgoglio e aggiungerei un autentico pathos. Ma non solo ha parlato in limba, ha anche espresso cose importanti. Concetti di diversità e universalità, concetti di colonialismo subito e auto colonialismo.
Ha affermato tutti quei fondamentali di un Popolo che si sente e vuole farsi Nazione.
Ci anti furau sa cosa pius importanti po nosu: sa lingua nostra "
Ci hanno strappato la cosa più importante: la nostra lingua."

E giù mani a scorticarsi la pelle dall’applaudire..tutto il buon consiglio sardo. Incredibile.
E i comunisti, e i fascisti, e i radical chic e i democristiani…clap clap clap!!

Vedere quel semicerchio di incravattati e ingonnellate che per un attimo scordano le loro segreterie romane perché ammaliati dai suoni madre della loro carne, mi ha fatto rabbrividire.
Questi strani e ambigui personaggi mi chiedo perché non riescano a pensare alla vera opportunità che avremo e avrebbero loro stessi ritenendoci Popolo e muovendoci da tale? Quanto mi fanno imbestialire!
Questa ottusità, questo non voler mai rischiare niente, questo voler “stare” ma non essere.
Sulla loro pellaccia sta passando tutta la nostra sarda rivoluzione.
Quella citata dal Presidente ma che non c’è. Non c’è e non si vede.

E non parlo dei sardi che ieri erano costretti a lavorare come tutti i giorni e non avevano certo tempo per andare a cantare in consiglio Procurare e moderare barones sa tirannia 
l'inno del patriota sardo..cosiddetto..
Parlo proprio della politica.
Della politica dei palazzi che è quella che continua a scrivere e segnare il nostro destino.
Un destino di senza Terra e senza Cuore, che l’intelligenza come credevano gli egiziani è nel cuore che risiede non certo nella materia grigia presente nel nostro cranio.

Cantavano e cantavano.. a squarcia gola contro i feudatari ieri 28 aprile.
Quali feudatari mi chiedo?
Sono loro a possedere tutti i feudi. Sono loro i feudatari.
Gli unici feudatari e signori della nostra bramata libertà.
Libertà che significa non avere paura.
Questa è l’unica e vera libertà. Quella che ancora non possediamo.
Chi vive con paura non sarà mai libero, diceva qualcuno

E noi qui su questa Terra abbiamo paura di tutto. Abbiamo paura di scoprirci migliori, di poter fare, di poter decidere per noi stessi. Siamo come dei figli adulti un po’ borghesi che preferiscono avere poco ma stare al coperto, sotto il tetto di casa, quasi per non scontentare nessuno.
A volte reagiamo con becero orgoglio nazionalista: Siamo i migliori!
Migliori di tutti, italiani compresi! A cantare, a suonare, a fare maialetto arrosto!!
Ma sono gli evidenti segnali di una nostra rimandata e non curata patologia, niente di più.

Che poveri. Miseri. Miseri di memoria. Miseri di luce e di cuore.
Il lavoro e l'operato di un uomo solo come Renato Soru, non basta di certo, non è sufficiente, e poi è in aperta contraddizione con le scelte politiche e partitiche che compie..vecchi difetti sardi. Lui, ha scelto il PD. Non capisco come s’inserisca questo amalgama di uomini e donne tutti sparsi, non solo diversi ma spesso agli antipodi per idee, prima che per estrazione sociale.

Penso spesso ai miei avi. Specialmente nei momenti più duri e più difficili come questi.
E un po’ mi vergogno.
Recisione di ogni sentire:
questo il pegno da pagare per sopravvivere come il bel cactus sul mio balcone di sole?

Sarò blasfema per tanti,
ma io avrei cantato a squarcia gola questa canzone lunedì 28 aprile
Sa die e sa Sardigna, una canzone d’amore dei Marta sui tubi,
siciliani che la scrivono per una donna o un uomo
ma che io sento per la mia Terra, oggi più che mai,
perchè pregna di consapevolezza, identità dinamica,
speranza e fede nel presente e nella memoria.

Spero di volare e solcare il tempo
cambiando forma e forma ogni giorno
sempre
bevendo l'immenso soffio eterno.


Vecchi difetti

Tutto ciò da cui stavi fuggendo
Torna come valanga più grande che
Ti trascina al punto di partenza se vestirai
Vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo
Nello spazio che adesso riempi c’è
Succo acerbo di densi silenzi che
Colleziono da tempo
Come schegge d’inferno
Why? why? … vecchi difetti

Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi silenzi dentro un giorno nuovo
Non vedi che è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi capelli dentro un giorno nuovo
Non vedi com’è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti

Marta sui tubi,
Vecchi difetti


Furriola





 




permalink | inviato da sarditudine il 30/4/2008 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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