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Sarditudine Sorellanza di pensieri
SOCIETA'
3 febbraio 2008
L'amazzone di vita.

Guerriera ardita,
che succinta, e ristretta in fregio d'oro
l'adusta mamma, ardente e furïosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo.
Eneide, Virgilio



Stella e sorte
Tutto ha inizio prima.
Prima ancora di salire a cavallo.
Ci sono io, e la mia veste.
Perché il mondo lo devi affrontare ancor prima che con la tua anima, con ciò che ricopre, la tua anima.
E il tuo corpo va protetto. Che se non lo fai la tua vulnerabilità è veramente troppo alta.
E allora dietro una corazza fatta di pesante rosso porpora, lino bianco tessuto da mani sapienti, e fiori di pervinca stretti tra le mani difendo il mio corpo e invoco gli dei.
"La vostra benevolenza sia di questa Terra. Che la sorte di questi uomini e di queste donne sia il naturale proseguo del divenire. Che nei nostri cuori non sia mai scritta la parola FINE ma che sino a quando queste spoglie mortali saranno sangue che scorre, i nostri cuori possano urlare sempre con ardore VITA e LOTTA e non abbiano mai chiusa."

Si, i nostri cuori.
Perché non siamo mai soli.
Che il Tempo facendosi beffa di noi a volte si diverte a gabbarci e ci persuade di essere totalmente soli.
Una solitudine apparente ma che può divorarci e diventare domina delle nostre giornate.
E’ tutto lì intorno a noi.
Come il mio cavallo che vedo in lontananza scalpitare.
Mi attende.
Ha bisogno di me come io di lui.
Ma non mi riconosce, ho la maschera.
Non sa ancora che sono io, io, la sua donna.
Non posso far sentire la voce, la maschera me lo impedisce
Devo fargli capire che sono io da un gesto di affetto, un buffetto, un gesto solo nostro, abbraccio di complicità e amore.
Ora salgo in groppa, lo accarezzo, lo cavalco. Mi sente, mi riconosce.
Le nostre vite sono intrecciate, ordite come il tessuto ricamato del mio sotto sella.
Vai, questo è il nostro cammino, la nostra corsa.
Lenta, ma poi avanza.

La corsa è tutta dentro di noi. L’incedere è nella nostra volontà. Nelle briglie che tengo strette e nella spada che impugno.
Si, la spada.
La mia spada pronta ad inforcare quel destino di stelle. La mia, la nostra sorte, è lì appesa ad un filo leggero. Precario, incerto, ma seducente e colmo di ricchezze.

Vai vai, corri, prendi la stella.
Sii agile, leggera, ama la terra e il cielo che ti avvolge intorno.
La tua stella è sempre lì, di fronte a te,
pronta ad essere colta in tutta la sua oscura luce, nell’ignoto di spazi e di profondità ancora da scoprire.
Godi di ogni gesto e di ogni incontro che perfora.

Che ogni volta che lo farai ti sarà concesso di rinascere.  




Dedicato a tutte le mie dolci amiche-sorelle, amazzoni di vita:
Noemi
Anna
Emi
Lucilla
Consuelo
Fubuki
Valeria
Teresa




permalink | inviato da sarditudine il 3/2/2008 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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