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Sarditudine Sorellanza di pensieri
1 dicembre 2003
Le vie di Meana al vino

In vino veritas! Così erano soliti affermare gli antichi romani. Non a caso bevevano proprio in nome del dio Liber, o Lieo, che è come dire Liberazione. Si chiacchiera, si sorseggia e lo spirito si scioglie, le verità nascoste dell’animo emergono spontaneamente, snodandosi dalle catene del pudore e della vergogna.

Questa forma di “liberazione”che avviene grazie al godimento del vino, sta avvenendo anche in un’altra forma in terra di Sardegna. Una liberazione, un riscatto, da alcune “soluzioni economiche” che la modernizzazione degli anni ‘60 impose all’isola.

La viticoltura e la produzione di vino, rappresentavano nei decenni successivi al dopoguerra, l’attaccamento ad un mondo contadino che si voleva cancellare, convinti che fosse d’impedimento alla crescita civile ed economica della nostra terra. Così vennero abbandonati non solo metodi  antichissimi e sapienti di lavorazione delle uve, ma anche la cura di pregiati e rari vitigni importati nei secoli da antichi e diversi dominatori.

Oggi in tutta l’isola, rinasce la passione per questo frutto, per il suo variegato mondo di colori, odori e sapori. Giovani e meno giovani, da sempre costretti nel forzato oblio dei nostri costumi, hanno riscoperto con forza e vigore la passione di produrre la sacra bevanda di Liber.

E’ questo il caso di un baldo giovane di Meana Sardo, centro della Barbagia Mandrolisai, dove la tradizione vitivinicola ha radici lontane.

Nonostante nella stessa zona esista già un’azienda avviata, nata diversi decenni fa, produttrice dell’omonimo vino Mandrolisai, il giovane intraprendente, tale Roberto Casula, ha avviato la produzione di un ottimo vino di qualità chiamato “Nolza”, dal toponimo del grande complesso nuragico del luogo. Le uve che danno vita a questo rosso corposo sono quelle tipiche della zona: Cannonau, Monica e Bovale, ricche di sentori e profumi propri di quelle colline. Il Nolza accompagna perfettamente i primi piatti, gli arrosti e la cacciagione, ma non disdegna la compagnia di salumi e formaggi.

Non mancano nelle intenzioni del barbaricino, la sperimentazione su altri vitigni e il conseguente allargamento della produzione, progetti da studiare e valutare nel rispetto degli usi locali.

La soddisfazione è tanta per l’imprenditore meanese, e non solo per gli introiti che ne sono derivati, ma anche per quell’identità perduta e dimenticata che ha ritrovato in parte in un bel grappolo succoso.

La nostra specificità di sardi sta anche in ciò che coltiviamo, che produciamo e non da ultimo nel modo e nei momenti in cui consumiamo questi prodotti.

Scoprire che molti dei nostri maggiori vini sono i cosiddetti “vini da chiacchiera”, conferma quelle che sono le consuetudini di noi sardi: ritrovarsi intorno ad un bicchiere, spettegolare, confrontarsi. Trascorriamo così i nostri momenti migliori, sulle dolci note di un moscato, di una vernaccia o di un Nolza, che altri uomini, sardi e forestieri, ci hanno lasciato in eredità perché certi del nostro apprezzamento e riconoscimento.




permalink | inviato da il 1/12/2003 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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