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Sarditudine Sorellanza di pensieri
15 gennaio 2004
Lino, vino, formaggio. Meana Sardo in mostra

Molti di noi che provengono da is biddas e che vivono oramai da tanti anni la città con i suoi tempi, i suoi ritmi e i suoi spazi, sono spesso tormentati, in questa diversa dimensione di vita, da nostalgia profonda verso il proprio luogo di origine.

Ci manca tutto: profumi, colori, suoni, ma anche il modo di muoversi, di parlare, di camminare, di assaporare un piatto, tutte cose che nei paesi lasciati alle nostre spalle, hanno una precisa connotazione, un’identità specifica che a noi, neo-urbani sono rimaste nel profondo dell’animo, ma sono sopite dal nostro nuovo modus vivendi, e che hanno spesso difficoltà a riemergere.

Ma sino al 6 di settembre nel cuore di Castello a Cagliari, bastione di Santa Croce, nella suggestiva sala I.S.O.L.A., vi è una mostra grazie alla quale è possibile per i neo-urbani malinconici, ma anche per i cittadini veraci, immergersi nell’incanto di sapori, colori e odori di un piccolo centro barbaricino di grande civiltà.

Il centro è Meana Sardo, poco conosciuto al business turistico, ma noto tra gli estimatori del buon vino e del buon formaggio .

Lino Vino Meana Sardo, questo è il titolo di questa particolare e originale mostra che ancora solo per una settimana sarà possibile visitare. Il tutto è organizzato da Rosa Maria Casula, donna meanese appunto, di grande spirito e determinazione, neo-urbana anche lei da tantissimi anni oramai, ma con il cordone ombelicale ancora strettamente legato al suo paese, alla sua gente e alle sue tradizioni.

In esposizione troviamo soprattutto il lino. Diversi pezzi di pregiata fattura adagiati su dei tavoli al centro degli ambienti, che creano una sorta di grande fiume beige dalle diverse sfumature.

Ci sono pezzi tessuti di recente e pezzi che hanno un centinaio d’anni di vita, ma distinguerli è veramente impossibile. Infatti la tessitura di tutto ciò che vediamo è stata fatta con il telaio a mano, e così anche la cardatura e la filatura.  Tradizione secolare quella della tessitura del lino a Meana, e le donne meanesi sono naturalmente delle abilissime ricamatrici. Si possono ammirare finissime e ornate lenzuola, tovaglie e asciugamani. Questi ultimi valorizzati più spesso dal macramè, tecnica di intreccio dei fili, laboriosa e raffinata, molto radicata nel paese. Seguendo il grande fiume di lino, si giunge in una sala dove sono esposti i quadri degli oli su tela, di Maria Luigia Ariu, originaria di Mogoro, anche lei neo-urbana malinconica.

In questa piccola sala dopo aver apprezzato la maestria e la finezza dei tessuti, i quali, soltanto per scarsa predisposizione agli affari dei meanesi non sono diffusi nell’isola,  è possibile “approfondire” la conoscenza di altri prodotti locali.

L’odore lo abbiamo sentito appena varcato l’ingresso alla mostra, poi però ce ne siamo scordate perché immerse nel colore solare del lino e nelle stilizzazioni dei ricami. E’un odore forte di formaggio, pecorino esattamente, un semi-stagionato, prodotto dal caseificio meanese, tagliato a triangolini, invitante e succulento. C’è anche il pane fatto in casa, su pani mannu tagliato a fette, tipico della tavola dei meanesi. Non poteva mancare in questa degustazione il più degno degli accompagnatori, il vino di quelle verdi colline. Si tratta del vino rosso Nolza, un I.G.T. corposo, prodotto dall’imprenditore meanese Roberto Casula, fresco, fine, ricco di sentori fruttati e floreali.

Degustiamo con piacere questi splendidi sapori, semplici ma decisi, come gli uomini e le donne di questa nostra Terra. Io e la mia amica tra un bicchiere e l’altro ci voltiamo estasiate per riammirare quelle onde di tessuto che mani capaci ed esperte hanno tessuto e cucito per il corredo nuziale delle proprie figlie. Vi è in ogni pezza, in ogni filo un amore antico e misterioso, un amore trasmesso in ogni giro di fuso, in ogni colpo di telaio, in ogni passaggio d’ago. Lo sentiamo molto forte quell’amore forse perché donne, forse perché un po’ perdute in questi rumori moderni di città, uno smarrimento grande il nostro, proprio dei neo-urbani,  ma oggi grazie a questa particolare mostra proviamo un immenso godimento perché ricongiunte a quei colori, a quegli odori, a quei sapori che abbiamo intatti dentro di noi, che rappresentano la nostra vera identità, che non dimenticheremo perché non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare.

 

pubblicato su Sardigna.com  settembre 2003




permalink | inviato da il 15/1/2004 alle 16:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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