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Sarditudine Sorellanza di pensieri
3 agosto 2005
Il cinema in sardo è pretestuoso: Columbu bocciato

Dialogare in limba non è adeguato. Non si riesce a coinvolgere chi ascolta. Non solo, l’uso di tale lingua, pardon “dialetto”, può risultare pretestuoso. Queste alcune delle motivazioni con cui l’ultima opera cinematografica “Su Re” del regista Giovanni Colombu, è stata scartata dalla Commissione per la Cinematografica del Ministero per i Beni e le Attività culturali, che concede fondi alle pellicole “italiane” che presentano un qualche interesse culturale.

Il film del noto regista nuorese pur avendo un respiro culturale piuttosto ampio visto che si tratta di una rilettura della vita di Cristo,  da cui il titolo“Su Re”, non ha superato il test della commissione esaminatrice a causa della lingua con la quale i personaggi di Columbu si esprimono:
il sardo.

Leggiamo nel comunicato: - «Oggetto: Film “Su Re”. Pur interessante l’idea ispiratrice non appare sostenuta da dialoghi adeguati né coinvolgenti perché l’uso del dialetto sardo appare piuttosto pretestuoso e non motivato da altra ragione che non quella di realizzare un prodotto dal sapore etnografico. Difficile immaginare, dunque, l’interesse di un progetto da una parte fin troppo ambizioso dall’altra dal sapore localistico. Tuttavia non raggiunge il voto unanime richiesto…»   

A leggere la comunicazione ministeriale sembra di fare un balzo indietro, negli oscuri anni del dopo guerra quando i sardi hanno preferito stare zitti pur di non esprimersi attraverso un linguaggio antico e diverso, ricco di metafore e simboli semiotici.

Un salto indietro è sembrato, come al tempo del miracolo della chimica in cui sembrava necessario liberarsi delle zavorre sardiste per potersi lanciare in avanti. Verso un futuro migliore, verso la conquista dei diritti e della dignità.

Come possiamo dare torto a questi dotti campioni dell’avanguardia multiculturale italiana?

Stanno facendo il nostro bene. Ci tolgono così ogni illusione. Cercano di impedirci di esprimere la nostra anima usando la lingua madre. Se vogliamo, possiamo farlo in una lingua standard, l’italiano, a disposizione di tutti e ben accetta a tutti. In questo modo nessuno sarà costretto a leggere sottotitoli o peggio studiare una nuova civiltà e la sua lingua. 

Nel contempo, la nostra anima, così narrata non avrà nessuna temuta peculiarità, né quella magia, né quelle tinte forti e decise che le società dell’omologazione, dell’intolleranza e dell’insipienza non potranno mai accogliere.

 

Furriola

 

 

 




permalink | inviato da il 3/8/2005 alle 9:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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