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Sarditudine Sorellanza di pensieri
CULTURA
14 maggio 2008
Viaggio nell’identità dei Sardi





Viaggio nell’identità dei Sardi
Tra storia, arte, segni, lingua, folklore e fumetto


venerdì 16 maggio ha inizio la rassegna culturale 

InCampus

Campus Privati Universitari
organizzata da iRS indipendentzia Repubrica de Sardigna

Si inizia con la relazione di Bachisio Bandinu,
antropologo e giornalista, presidente della Fondazione Sardinia

Tema della prima giornata: Identità e folklore.

Venerdì 16 Maggio alle ore 17,00
Sede di Cagliari
Via Regina Margherita, 30


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Brano particolarmente discusso dell'ultimo libro
"La maschera, la donna, lo specchio."
dello studioso sardo Bachisio Bandinu.

La donna.
In Sardegna non esiste l'armonia dei due sessi.
La maschera non si addice alla donna che non può essere mamuthone, boe, thurpu.
È esclusa dal rito.
La donna è già animale - dio: est capra.
È maschera per se stessa, senza vestizione, senza rito.

Il suo corpo è ciclico, un perenne moto di marea.
Il corpo della donna è animal : è materia vivente che produce materia vivente, crea e conforma altri corpi. Apertura, dilatazione, espulsione.
Come contrappunto: chiusura, continenza, segreto.
Questa natura della donna è ad un tempo cultura della donna.
Una lettura etnologica e psicanalitica della cultura sarda pone per l'uomo un problema fondamentale: come fare i conti col corpo della donna.

Ma il controllo del corpo della donna, per sua propria natura, non dà garanzie: occorre delimitare lo spazio di azione e il tempo di esperienza. Per porre fine all'erranza e all'inquietudine bisogna attribuire alla donna pasu e locu , sosta e dimora.
Così la donna viene collocata dentro i cerchi concentrici della domo - familia - comunitate. La legge impone una circoscrizione comune: la morale è circolare.
Il cerchio è una figura reclusiva che permette il controllo dello spazio comunitario. Spazio da interiorizzare. Non si tratta solo di stabilire una dimora alla donna ma fare di lei stessa la dimora dove l'uomo possa riposare senza timore di invasioni e di interferenze.

Ancor più importante della definizione spaziale è il governare la dimensione temporale della donna. Si tratta di annullare il tempo labirintico dell'erranza e dare senso al tempo circolare femminile. La comunità si regge su due pilastri : regolare la violenza maschile, controllare la sessualità femminile secondo un codice morale regolato dal matrimonio. Non si può costituire società con la donna selvaggia.
Un detto sardo conferma “senza donna non c'è comunità”: è fondamentale renderla domestica.
Dunque domare la donna costituisce le fondamenta della costruzione sociale.
Domare vuol dire dare una identità sociale alla donna, più profondamente vuol dire annullare la diversità della donna, che non deve avere una identità personale.

Il fallo è simbolico, l'utero è misterioso.
Perciò la donna non può fondare la legge, vi si deve sottomettere.
La paura di fondo è che la donna detenga un potere originario, mai formulato in nessuna legge simbolica maschile. In questa prospettiva la donna non è funzionale né al marito, né al figlio, né al padre.
È quel mistero che ritorna come fantasma per porsi al di là della soggettività dell'uomo, dell'etica, e dell'ordinamento giuridico e sociale.
Il timore perturbante è che ci sia una modalità di essere indipendente dal modo di essere maschile, e che questa differenza non possa essere amministrabile. Bisogna che la dimensione erotica sia dentro l'etica, il diritto e l'estetica, altrimenti è pervertitrice dell'ordine sociale. L'uomo pensa la donna nell'ambivalenza della sublimazione e dell'abbrutimento, dell'esaltazione e dell'obbrobio.
La fata e la strega.

La femminilità è un modo d’essere.
E la femminiltà è l’assolutamente Altro che in qualche modo “salva” dal pericolo dell’Uno parmenideo e proietta dunque una totalità entro la quale l’Altro appare in tutta la sua purezza, senza che debba essere il contrario di un’altra identità.
L’alterità è irriducubile.
La donna non è ascrivibile all’ordine simbolico maschile.
Alla donna appartiene il mistero, l’evocazione, e la visione.
Se si dovesse fare riferimento alla maternità del linguaggio, la donna custodisce un mondo di significati e significanti nel suo grembo.

Ma la donna è anche tessitrice di parole e di saggezza.
La donna che aderisce alla legge sociale e a quella etica è parte fondamentale della comunità.
Sta all’interno del cerchio, tanto caro alla simbologia sarda, che “preserva” e “svela” al contempo.
Stare all’interno del cerchio vuol dire “appartenere a” ed essere visti da tutto il paese.
Il pericolo dell’esser guardati non sta nello specchio della comunità ma semmai nel riflesso distorto e deformante dello specchio globale attraverso cui non c’è più distinzione tra ciò che è e ciò che appare."






scatti by Furriola,
Castello di Villasor, ottobre 2007



permalink | inviato da sarditudine il 14/5/2008 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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